[ Documentazione ] 26 Novembre, 2007 07:43
La creazione di un orto urbano collettivo porta benefici per gli individui, i quartieri, le città e le comunità di cui esse fanno parte.


Vantaggi per i singoli

Salute

L'orto urbano comunitario è un mezzo per avere a disposizione alimenti freschi autoprodotti. I vantaggi sono:

  • gli individui e le famiglie, prendendo parte alla coltivazione di un orto, hanno accesso a cibi freschi, nutrienti e variati che contribuiscono alla salute nutrizionale;
  • coltivando l'orto gli individui fanno anche attività fisica e ciò contribuisce alla salute fisica.


Apprendimento

  • imparare a coltivare delle piante è mentalmente stimolante e permette ad un individuo di acquisire conoscenze e competenze;
  • se, per coltivare,  si usa il metodo dell'agricoltura sinergica, un metodo di agricoltura biologica derivato dalla permacoltura, si acquisiscono conoscenze raffinate di coltivazione che permettono di  ottenere alimenti biologici con poco lavoro di manutenzione;
  • gli orti possono essere utilizzati da comunità di autoformazione, scuole e università, come luoghi di apprendimento;
  • gli orti sono il mezzo per apprendere come minimizzare i rifiuti e riciclarli attraverso il compostaggio;
  • gli orti sono il mezzo dove apprendere il rispetto e la cura per il proprio territorio e per i beni comuni: statisticamente in zone dove vi sono orti collettivi diminuiscono il vandalismo e la criminalità.

 


Vantaggi sociali

Socializzazione tra individui

  • l'orticoltura collettiva è un'attività sociale che implica la decisione, la soluzione di problemi e la negoziazione dei conflitti, oltre all'accrescimento di competenze per i partecipanti;
  • gli orti sono luoghi di incontro con gli altri, sulla base di  comuni obiettivi ed affinità;
  • gli orti come spazi sociali, possono essere usati per costruire un senso di comunità, di cooperazione sociale e di appartenenza su base territoriale.


Ostacolo al degrado ed alla speculazione edilizia

  • gli orti, occupando terreni abbandonati, sono uno strumento collettivo per opporsi fattivamente alla speculazione edilizia selvaggia ed al degrado dei quartieri urbani.



Rigenerazione ambientale

  • gli orti rinverdiscono aree abbandonate e portano biodiversità in spazi pubblici aperti ed altre aree, diventando strumento di rigenerazione urbana;
  • gli orti diversificano l'uso degli spazi aperti e creano un'opportunità ricreativa attiva e passiva;
  • la biodiversità delle specie vegetali che si trovano negli orti favorisce il rigenerarsi della natura in ambito urbano.



Rigenerazione sociale

  • la cooperazione tra governi locali e cittadini può rafforzare la società civile su base territoriale;
  • gli orti urbani collettivi sono una dimostrazione pratica delle politiche pubbliche in ambito ambientale, come il riciclaggio dei rifiuti, l'Agenda21 e lo sviluppo di relazioni sociali locali.
testo liberamente tratto da http://www.communitygarden.org.au

 

[ Documentazione ] 25 Settembre, 2007 18:59

Al cuore del nostro quartiere
Una guida pratica per la creazione e l'animazione di un orto collettivo

di Martha Stiegman, Action Comuniterre - Montreal (Canada)

 

Sommario

 

Introduzione

Preambolo
Premessa
Contesto : come nasce questa guida ?
Perchè una guida scritta al femminile ?
Come utilizzare questa guida ?

1 Che cos'è il giardinaggio collettivo ?

1.1 La storia del giardinaggio collettivo a Montréal

Il giardinaggio comunitario a Montréal
L'emergere del giardinaggio collettivo

1.2 Che cos'è un orto collettivo ?

Come sono strutturati ?

1.3 Gli obiettivi del giardinaggio collettivo

Gli obiettivi globali del giardinaggio collettivo
Il giardinaggio collettivo : uno strumento  per costruire la sicurezza alimentare
Il giardinaggio collettivo : uno strumento per favorire l’empowerment

2 Come creare un orto collettivo ?

2.1 Mobilitare le persone attorno ad un progetto di orto collettivo

Fare per, o fare con ?
Mobilitiamoci! Ma da dove cominciare ?
a) Fare un analisi del quartiere
b) Situare bene l'emergenza dell'idea
c) Chiarificare i propri obiettivi preliminari
d) Unirsi ad un gruppo comunitario
e) Mobilitare i suoi membri
f) Identificare un numero iniziale di partecipanti
g) Condividere l'ispirazione
h) Consolidare il numero iniziale di partecipanti
i) Condividere le responsabilità
j) Allargare la base di appoggio e di partecipazione degli attori comunitari

2.2 Dove cercare un terreno e come negoziare ?

Qualche argomento per aiutarvi nella vostra negoziazione
Dove cercare ?
Terreno di un centro comunitario
Terreno di una chiesa
Terreno di una scuola
Terreno di un giardino comunitario della città di Montréal
Terreno di case HLM
Terreno pubblco
Terreno privato
Qualche consiglio supplementare

2.3 Cercare sovvenzioni

2.4 Cercare un' animatrice

Definire bene l'incarico
Qual'è il profilo dell'animatrice ?

3 I come e i perchè dell'animazione

3.1 Riguardo all’animatrice

Ben posizionarsi rispetto al periodo di attività come animatrice

3.2 Riguardo alle giardiniere

hi è « Maria » ?
Esercizio : « Maria »
Quali sono i bisogni di « Maria » ?
Come comprendere al meglio le motivazioni delle nostre giardiniere
Cosa bisogna fare per prender parte ad un orto collettivo?

3.3 L’empowerment – Collegare i bisogni delle vostre giardiniere e la vostra animazione

Esercizio : che cos'è per voi l’empowerment  ?
Esercizio : l’empowerment secondo il modello di William Ninacs

3.4 Gli obiettivi dell'animazione ed il vostro ruolo di animatrice di un orto collettivo

Esercizio : stabilire i vostri obiettivi di animazione per il periodo di attività
Gli obiettivi dell'animazione
a) Assicurare lo sviluppo di una dinamica di gruppo positiva e collettiva
b) Incoraggiare all'apertura ed alla diversità soclale
c) Assicurare un meccanismo di funzionamento trasparente ed accessibile
d) Trasmettere competenze in modo democratico
e) Assicurare un follow-up sociale ai partecipanti
f) Favorire lo sviluppo di coscienza politica
g) Facilitare il coinvolgimento delle giardiniere nella vita di quartiere

3.5 Come animare i  diversi momenti del periodo di attività

a) Mobilitare le giardiniere
b) Planificare l'orto in gruppo
c) Comprendere, prevenire e gestire gli abbandoni
d) Gestire la divisione del raccolto
e) Fare una valutazione partecipativa


Allegato A : Risorse per il giardinaggio collettivo e l'agricoltura urbana

Gruppi attivi nel movimento per il giardinaggio a base comunitaria
… in Québec
… fuori dal Québec
Il movimento per la sicurezza alimentare e l'agricoltura duratura

Allegato B : Risorse collegate al giardinaggio collettivo

L’animazione
L’empowerment
La valutazione partecipativa
Risoluzione dei conflitti
La sicurezza alimentare ed il sistema alimentare
La sanità mentale

Allegato C : Risorse relative al giardinaggio biologico, al giardinaggio da balcone ed alla permacoltura

Il giardinaggio biologico
La permacoltura
Sementi biologiche
Il giardinaggio da balcone

 

Vai alla guida (testo in francese)

[ Documentazione ] 26 Luglio, 2007 19:42

a cura di A. Satta per l'Associazione di Agricoltura Sinergica

L’Agricoltura Sinergica è un metodo agronomico applicabile esclusivamente in regime di agricoltura biologica. In estrema sintesi si può dire che l’Agricoltura Sinergica sia ad oggi l’ultima frontiera dell’agricoltura biologica e si pratica scegliendo di impiegare in modo permanente e senza compromessi alcune delle tecniche che in agricoltura biologica sono solo consigliate e auspicate ma non obbligatorie.

Nel suo complesso non ci sono incompatibilità fra Agricoltura Sinergica e agricoltura biologica, dunque un’azienda che pratica l’Agricoltura Sinergica può ottenere la  certificazione biologica senza controindicazioni.  

In pratica il metodo sinergico si basa su pratiche agronomiche ed accorgimenti che mirano principalmente alla fertilità del suolo e alla conseguente migliore salute dell’intero sistema suolo-microrganismi-piante piuttosto che al mero aumento della produttività, esattamente come l’agricoltura biologica, ma con misure più incisive. 

La principale caratteristica del metodo sinergico è che lo si pratica allestendo delle strutture permanenti anche per le colture annuali. I passaggi che vengono normalmente lasciati nel terreno tra le file di ortaggi per consentirne la cura e la raccolta, in Agricoltura Sinergica vengono realizzati in modo da essere definitivi, quindi si stabilisce in modo univoco dove si cammina (o dove si passa con il mezzo agricolo) e dove si coltiva, applicando ogni accortezza affinché non ci sia più bisogno di calpestare le zone coltivate.

Per semplicità si chiamano “passaggi” i percorsi calpestabili e “bancali” o “aiuole” le zone coltivate.

Il rispetto delle aree coltivate, ovvero dei bancali, è fondamentale per poter applicare l’Agricoltura Sinergica.  

Già da molti anni la scienza agronomica ha constatato le conseguenze negative dell’eccessiva aratura. Sia in regime biologico che in quello convenzionale si raccomanda ormai ovunque di evitare il rivoltamento delle zolle nel terreno, ma anche l’aratura profonda è una pratica limitata ormai a situazioni estreme e non più sistematica come un tempo. In agricoltura biologica comunque si raccomanda di limitare il più possibile l’aratura, anche se superficiale, alle situazioni di effettiva necessità e sempre nelle migliori condizioni del suolo (che deve essere in tempera).

In Agricoltura Sinergica si evita completamente l’aratura, anche superficiale, e perfino la sarchiatura. Si è constatato che si ottengono migliori risultati con degli accorgimenti applicabili a delle strutture permanenti.

In primo luogo i bancali coltivati sono rialzati di circa 30-40 cm rispetto al suolo; si usa un sistema simile agli orti fuori terra presente anche nella tradizione contadina dell’Italia del nord, con la differenza che allora i bancali erano formati da sterco bovino o equino e se ne sfruttava soprattutto il calore emesso (il principio del letto caldo di cultura) per poter avere ortaggi anche in inverno, invece nel metodo sinergico il bancale è formato dalla terra smossa dalla superficie dei passaggi e non viene preparato e disfatto ogni anno, come nella tradizione, perché è permanente.

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Col sistema sinergico c’è quindi solo un lavoro iniziale di allestimento dei bancali direttamente sul terreno che, se eccessivamente compresso, può subire per l’ultima volta un’aratura superficiale (circa 35 cm).

Nel caso di terreni molto poveri, in questa fase iniziale, si preferisce aggiungere sostanza organica ai bancali in modo da favorire i processi di umificazione.

Il grosso del lavoro di aratura artificiale viene sostituito in modo naturale dalle radici delle piante stesse ed il fatto di lavorare su dei bancali rialzati favorisce ulteriormente l’aerazione del suolo.

Sui bancali non viene praticata la monocultura (ampiamente sconsigliata anche in regime di agricoltura biologica) ma al contrario è essenziale garantire una vasta bio-diversità e parte delle piante coltivate viene scelta proprio in funzione delle forti radici che arano il terreno in modo efficiente come nessun mezzo meccanico potrebbe mai fare. L’accortezza di non sradicare le piante al momento della raccolta, neanche quelle spontanee (tranne ovviamente nel caso di infestanti che si riproducono dalle proprie radici come la gramigna) ma di lasciare invece che le radici si decompongano naturalmente nel suolo è alla base di questo meccanismo. Il resto del lavoro viene svolto dalla fauna del sottosuolo come i lombrichi e altri insetti scavatori, presenti in grande quantità grazie al suolo imperturbato, che con la loro attività creano tunnel e spazi nei quali le radici si insediano con facilità. 

La forma rialzata del bancale viene mantenuta nel tempo grazie ad alcuni accorgimenti:

  • il primo è ovviamente che non venga mai compresso, quindi non deve essere calpestato in alcun modo, neanche con i piedi. La forma dei bancali è fatta in modo da poter accedere alle colture da entrambe i lati senza doverci camminare dentro, in genere la dimensione giusta è di circa 120 cm di larghezza, facendoli lunghi quanto si vuole, con un passaggio intermedio circa ogni 4-5 mt. Nel caso di colture estensive, come i cereali, la larghezza del bancale è determinata dalla distanza tra le ruote del mezzo meccanico con cui si effettuano le lavorazioni;
  • il secondo è di proteggere la superficie del suolo dall’erosione degli agenti atmosferici (pioggia, sole e vento) mediante culture in successione che non lascino mai il terreno nudo in nessun periodo dell’anno ed inoltre con una pacciamatura permanente fatta inizialmente solo di paglia, in seguito costituita sia da paglia che dai residui colturali che si deve aver cura di lasciare sul posto al momento della raccolta. In agricoltura biologica per ottenere tale protezione del suolo si consiglia ad esempio l’inerbimento tra i filari, ma con il metodo sinergico tale pratica non basta;
  • la pacciamatura permanente organica è molto più efficiente non solo perché protegge materialmente il suolo dall’erosione, ma anche perché decomponendosi crea sotto di se le condizioni per lo sviluppo del humus che rende soffice e non compattato il bancale. 
 

Per l’irrigazione il metodo più appropriato risulta il sistema goccia a goccia da installare sotto la pacciamatura. Trattandosi di un allestimento permanente risulta un sistema conveniente sia per la facilità d’uso che per il grandissimo risparmio d’acqua. 

L’assenza di aratura artificiale, oltre ad essere un vantaggio economico (sommando il risparmio di tempo, mezzi e risorse moltiplicato per tutte le pratiche evitate negli anni può diventare una cifra considerevole), porta soprattutto a dei vantaggio in termini di fertilità del suolo. 

Infatti, come in agricoltura biologica, anche in Agricoltura Sinergica il parametro di misura dell’efficienza delle pratiche attuate è il bilancio umico.

E’ ampiamente dimostrato che l’aratura, anche superficiale, comprometta immediatamente la quantità e la qualità del humus (che si trova proprio nello strato superficiale del suolo). Questo perché l’aratura è una pratica che disturba il delicato equilibrio del suolo fertile, ma nei terreni coltivati è diventata indispensabile per consentire la semina, il percolamento dell’acqua e la crescita delle radici delle piante che altrimenti troverebbero il terreno troppo compatto.

Col metodo sinergico si risolve il problema del compattamento del suolo con l’allestimento dei bancali, dunque non essendo necessaria l’aratura si evita di perturbare il suolo che quindi, sotto la pacciamatura organica permanente, mantiene integre le condizioni per lo sviluppo della sostanza organica.    

La caratteristica peculiare dell’agricoltura biologica certificata (e probabilmente anche la più nota al pubblico dei consumatori) è il divieto di usare sostanze chimiche di sintesi a favore dell’uso di prodotti di origine naturale.

Su questo argomento si potrebbero aprire interi capitoli di considerazioni e statistiche sulla reale efficacia dei prodotti naturali. Non è questa la sede per affrontarli ma senz’altro è utile fare una breve valutazione dei dati che mostrano come le aziende agricole che hanno richiesto sistematicamente deroghe all’ente certificatore per poter usare sostanze chimiche a causa di situazioni parassitarie molto gravi oppure quelle che sono risultate positive ai controlli campione sui residui chimici, siano quelle che si sono convertite al biologico dopo molti anni di convenzionale: in generale è probabile che l’errore di fondo sta nel non aver compreso che l’agricoltura biologica è profondamente diversa dal convenzionale non solo negli strumenti ma soprattutto nella filosofia, nell’approccio alla coltivazione. E’ ancora diffusa la convinzione che l’agricoltura biologica sia nient’altro che l’agricoltura convenzionale attuata senza l’uso di pesticidi chimici. Questo porta inevitabilmente al fallimento dell’intento biologico di migliorare e conservare il livello di humus nel suolo, in quanto le pratiche agricole convenzionali abbassano questo livello e di conseguenza fanno crescere vegetali meno resistenti agli attacchi parassitari che quindi non possono essere difesi con sostanze naturali in vece dei potentissimi veleni chimici.

Così come non ha alcun senso parlare di “lotta biologica ai parassiti” perché non si tratta di una “lotta” ma piuttosto di una profonda comprensione dei meccanismi di difesa e delle relazioni fra specie nell’eco-sistema che porta semmai a delle pratiche preventive, al costante monitoraggio del loro funzionamento ma soprattutto l’attenzione sulla salute dell’intero sistema suolo-microrganismi-piante.

In percentuale le aziende che sono partite a produrre biologico sin dall’inizio e le aziende che anche prima della certificazione optavano per delle pratiche rispettose dell’ambiente, sono quelle che ottengono i migliori risultati.

In definitiva si può concludere che nessuno può affermare che l’agricoltura biologica sia semplice da praticare, ma questo non vuol dire che non si possano ottenere dei buoni raccolti con i metodi biologici. 

Per quanto riguarda i prodotti di origine naturale, sia antiparassitari che fertilizzanti, in Agricoltura Sinergica si usano il meno possibile perché si preferisce applicare strategie preventive di coltura piuttosto che usare dei prodotti che pur essendo naturali sono comunque estranei all’eco-sistema. In generale, la grande cura profusa nel conservare le condizioni ideali di formazione del humus nei bancali e le pratiche qui descritte permettono la crescita di piante sane e decisamente resistenti a parassiti e malattie.

La filosofia è di cercare di tenere in salute tutto l’insieme in modo che compensi autonomamente l’eventuale insorgere di patologie.  

Come in agricoltura biologica, è fondamentale la scelta delle varietà da coltivare, con preferenza per quelle più rustiche e spontaneamente resistenti.

Inoltre, nel metodo sinergico, si utilizzano molte consociazioni all’interno dello stesso bancale, in considerazione delle indicazioni fitosociologiche di reciproco stimolo alla crescita e di reciproca difesa.

E’ importantissima la prassi di coltivare delle piante ad azione repellente (come il tagete, la calendula, il nasturzio, molte piante aromatiche, ecc.) in mezzo agli ortaggi, i quali a loro volta sono scelti in modo che in ogni bancale siano presenti almeno tre famiglie diverse contemporaneamente.

La scelta delle famiglie ricade spesso su quelle che portano maggiori vantaggi al suolo, come le leguminose azoto fissatici che non devono mai mancare all’interno di un bancale.

Oltre alla specifica azione repellente, la diversificazione delle colture a così stretto contatto è una grande difesa contro molti tipi di attacchi parassitari che in questo modo hanno una diffusione molto limitata.

Il risultato di una coltivazione con il metodo sinergico è un impianto permanente con una vastissima bio-diversità dove piante perenni trovano posto vicino a colture annuali che, a loro volta, hanno una posizione sistematica ma intervallata da diverse famiglie. Con tale metodo le colture non seguono una rotazione ma delle successioni perché nello stesso appezzamento convivono piante con diversi periodi di sviluppo che vengono sostituite singolarmente con altre specie che iniziano il loro ciclo vitale in corrispondenza della fine delle precedenti.
[ Documentazione ] 09 Luglio, 2007 19:36

testo parzialmente tratto dal sito de La Compagnia del Giardinaggio 

Per capire il perché di questo rinnovato interesse per la coltivazione dell’orto, bisogna tornare un po’ indietro con gli anni, all’epoca pre-industriale. Fino a tale periodo, campagna e città hanno convissuto bene insieme, anzi, si può dire che nella storia occidentale ad ogni fase di crescita urbana si sia accompagnata una proporzionata crescita del patrimonio verde e dei campi a coltura. Pensiamo alle ville venete del Settecento, che si trasformavano in cuori di prospere aziende agricole...

 (Continua)